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KALIMERO - Noi. Una linea rossa. L'altro

Òstudios Teatro

regia Òstudios Teatro

anno 2019

attori Giada Bonanomi, Francesco Cundò, Riccardo Dell’Orfano, Camilla Lamorte, Elisa Munforte

scheda artistica
SINOSSI: Spazio ristretto di vita, una linea di confine, il mondo dall’altra parte. Chi è l’Altro rispetto a noi? Quanto ci fa paura? Quanto temiamo il suo sguardo su di noi? E’ così semplice vivere nelle proprie quotidiane miserie. E’ così complesso fare entrare uno straniero nella nostra piccola città. Un gruppo di piccoli borghesi si pavoneggia tranquillo e ridondante nelle proprie noie sistematizzate. Nella fissità dei loro sguardi e nell’immobile trascinarsi dei loro giorni in gesti che si ripetono sempre uguali scoviamo angoli di noi pur sempre presenti. E’ arrivato un giovane straniero a turbare il sonno vivido dei nostri personaggi, a trasformare il silenzio in incubo. Basta un singolo e minuscolo elemento fuori posto per scaraventare a terra tutto il sistema. L’Altro al di fuori di me, lo Straniero, il Negro, il Comunista, cosa è per me se non un riflesso distorto e dolorosissimo dei miei più cupi pensieri, delle mie più orride risposte? Una linea rossa è il confine tra noi e tutto ciò che è diverso, che ci spaventa, che porta nella Vita anche i nostri dolori e le nostre paure. Forse accogliere l’Altro è così difficile perché ancora non riusciamo ad accogliere noi stessi. Le nostre immateriali barriere, erette sopra credenze di finta sicurezza, rancori e paure, sono veli leggeri che volano via al primo soffio di Nuovo. Chissà se un giorno riusciremo a comprendere che l’unico possibile riparo è quello dato da un abbraccio tra Noi e l’Altro. Senza veli. Senza muri. Senza barriere. NOTE DI REGIA: Scardinarsi. Fuoriuscire. Essere e lasciarsi attraversare: così è iniziato il percorso dello spettacolo. E’ nato da esigenze che ad uno sguardo superficiale potevano sembrare distanti. Erano i messaggi che ognuno di noi, nel cast, sentiva il bisogno di mettere in gioco. Ci siamo spogliati dei significati esteriori, dei giudizi, delle distorsioni dell’ego. E così è emerso il nucleo vivo e pulsante che ci ha dato linfa e continua a darcene: la difficoltà di accogliersi. La figura dello straniero è la chiave portante della storia che abbiamo fatto vivere. Ma questa storia parla di tutti noi: perché è facile far vivere la difficoltà di accettare il diverso quando il diverso è relegato in un mondo esotico, inesorabilmente lontano, quando è un migrante che arriva da un paese straniero. Eppure, a ben guardare, è molto più vicino a noi di quanto sembri. E’ la storia di tutti noi, che ci sentiamo stranieri a noi stessi e agli altri. Quando ci svegliamo la mattina e ci chiediamo: questa è la vita che voglio vivere? Questa è la casa che voglio abitare? Questi sono i panni che voglio indossare? E quando la risposta è tentennante, siamo noi gli estranei. Perché spesso, troppo spesso, ci adeguiamo ad una realtà confortante. Dove l’annullamento è l’apatia a noi stessi. E uno straniero che disturba la quotidianità ci spaventa così tanto perché è lo straniero dentro ognuno di noi.

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