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CARBONIO

Taverna Est

regia Sara Sole Notarbartolo

anno 2019

attori Marco Palumbo, Fabio Rossi

scheda artistica
Pianerottolo di una palazzina metropolitana. A qualcuno è stata indotta morte. Arturo e Piero devono uscire da lì. Ne parlano. Cercano di capire, non capiscono, cercano di parlarne ma le parole si rompono, si confondono, perdono sempre più di senso. Tutto perde di senso. Chi sono loro due e in che rapporto sono fra loro e in che rapporto sono con il morto di nome Luca cui è stata indotta morte? La colpevolezza e l'innocenza sono giochi di parole, la sostanza si perde e ogni traccia lasciata può significare tutto e niente. Il DNA, la saliva, i bicchieri di latte, i capelli, ma soprattutto il carbonio, cosa emette carbonio? Carbonio mette a nudo la nostra disperata necessità di non vedere i problemi, quelli seri, come ad esempio il problema di un omicidio appena commesso. I due protagonisti si inerpicano strutturalmente in una logica paradossale ed estetica, tenendo la serratezza del dialogo e la struttura sintattica della comunicazione come uno scudo di difesa dalla realtà. I due caratteri contrapposti di Piero e Arturo, il mistero dell’omicidio di Luca che diventa sempre più chiaro e parimenti sempre più ambiguo, la difficoltà per il pubblico di parteggiare nettamente per l’uno o l’altro dei personaggi sono la struttura su cui regge questa incalzante cascata di parole. E sono proprio le parole il niente di cui tutto si riempie fino alle estreme conseguenze, e non è un caso se i due protagonisti sono gravar nazi, incapaci di inquadrare la giusta gerarchia che intercorre fra un errore verbale e un omicidio. Carbonio è uno spettacolo che può essere rappresentato ovunque: dalle prime prove aperte sui terrazzi, cortili, appartamenti, pianerottoli dei palazzi, abbiamo messo in atto quello che risultava evidente già dalla prima lettura: questo spettacolo non ha bisogno di nient’altro che di se stesso.

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