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Luna Storta

LaRibalta Artgroup

regia Robi Lombardi

anno 2019

attori Andrea Camatarri, Giorgia Marzetti, Matteo Chippari

scheda artistica
Lo spettacolo nasce da un’idea che LaRibalta teneva in serbo da molti anni: l’inventiva e il canovaccio scritto, perduto e poi ritrovato, in una nuova e fresca chiave, da Robi Lombardi, è stato letto e spesso dimenticato dal trio di giovani attori, che, improvvisando tra verità e assurdità della Storia in continua comparazione con il presente, hanno interpretato i tre personaggi punto di partenza, sviluppandone altrettanti nel corso del lavoro, che ha comunque goduto dell’occhio esterno dello stesso autore. Le musiche dello spettacolo sono state scritte da Andrea Camatarri, che ne ha steso anche i primi testi, finalizzati poi dalle improvvisazioni del trio. E’ una piéce che affronta un tema molto frequentato come quello della personalità di Galileo Galilei visto attraverso suggestioni di grandi autori come Brecht e Saramago, rilette e rielaborate nello stile della compagnia teatrale che da trent’anni opera sul territorio novarese e nazionale attraverso la formazione dei giovani e la produzione di spettacoli indipendenti. “Cosa resta se si cambia la scrittura?” scriveva Brecht; in Luna Storta “non vince l’intelletto, ma la sacra scrittura”, perché è noto a tutti che il saggio Galileo abiurò di fronte al tribunale dell’Inquisizione. Ma il furbo Galileo, colui che aveva “scoperto chi faceva scoperte”, colui che aveva delle intuizioni e delle amicizie geniale, colui che aveva un buon occhio per le stelle e un ampio stomaco per vino e carne, dedicò tutta una vita all’osservazione del mondo che lo circondava al tempo e tutta la sua passione ad una scienza futura, sognatrice, visionaria e rivoluzionaria, che seppur nonostante al tempo di Galileo non poté fiorire come lui avrebbe voluto, si fece sentire in tutto il mondo in seguito. Abiurare gli salvò la pelle, ma la sua curiosità sull’avvenire gli fece perdere la vista osservando a lungo gli astri nel cielo. “Una grande prova d’attore davanti all’Inquisizione”, affermano nello spettacolo i tre mendicanti-cantastorie riferendosi all’importante azione di abiurare di fronte alla ”Santa Cattolica et Apostolica Chiesa”; un grande esempio astuto di presa di posizione, questo è quello che è rimasto di Galileo e in Luna Storta, si traduce in una figura che sa quello che dice, ma si rimette sempre in discussione, che ascolta e valorizza le idee degli amici che lo circondano, senza avere nessuna paura di difenderle, a volte anche spacciarle per proprie, perché hanno di certo bisogno di una voce importante per emergere tra gli intellettuali conservatori del Seicento, che lui conosceva bene. Affiancato da un aiutante di natura semplice e un’affittuaria di umili origini, la personalità di Galileo si ripartisce in Luna Storta in tre personaggi: il veneto Simplicio, un giovane Galileo e la marchigiana Donna Luna. Le relazioni tra i tre personaggi faranno emergere l’ingenuità di quelle “scoperte” che Galileo fece “a suo tempo/ritmo”, il tutto per mezzo di uno sfrigolante umorismo contemporaneo.

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