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Luce Bianca

Ludici Manierati

regia Vania Castelfranchi

anno 2019

attori Silvana Mariniello

scheda artistica
La Scena La scena viene allestita in maniera semplice e simbolica, portando nello spazio del palco atmosfere beckettiane e tragiche di un teatro vuoto, deserto ed esistenziale. Lo spazio scenico verrà difatti sfruttato nella sua interezza dalle sequenze fisiche dell’attrice che coinvolgono pubblico e oggetti topici, il tutto fortemente intriso in un clima di ‘cecità’ e di incertezza del mondo visibile a vantaggio di una fiducia nel mondo sonoro, tattile, olfattivo, energetico ed emotivo. L’intero soggetto scenografico è assunto allora dalle luci e da un’unica centrale macchina scenica: una sedia ospedaliera ricca di trasformazioni, oggetti, sorprese e giochi teatrali. Note di Drammaturgia Il racconto teatrale che de-lucida. Oggi siamo offuscati e obnubilati a tal punto da arrivare a modificare i cicli della natura. Umani che si ergono onnipotenti su tutti i viventi. L’uomo devastatore, prevaricatore, mancante del senso dell’altro, vive in una nebulosa. Nella trama la LUCE diventa la metafora del buio, perché BIANCA, lattiginosa, accecante. Note di Regia Il monologo nasce denuncia e smaschera i continui orrori e soprusi del Mondo. Questo urlo, eseguito con maturità, coraggio e profonda esperienza teatrale, porta il gesto di ribellione e di giustizia verso la metafora e la poesia, in un ricco vissuto fisico ed un teatro corporeo e profondo. La drammaturgia, la regia, le musiche, le scene, i costumi e, su tutte, l’interpretazione dell’attrice, si legano in un gioco metaforico e simbolico alla profonda ispirazione donata da Saramago di un pianeta oramai talmente omertoso e disabituato a vedere il Male da divenirne cieco, malattia auto indotta dalla propria ottusità, viltà e pigrizia. All’interno di questa visione apocalittica e tragica una figura di donna, la nostra protagonista, guiderà il pubblico all’interno della narrazione donando agli spettatori stessi il ruolo di primi accecati dalla Luce Bianca. L’esperienza dello spettacolo punta al desiderio che il pubblico riacquisti la vista e, in maniera simbolica, veda il male e lo affronti, per evocare una sorta di resistenza e di necessità essenziale della reazione e della coscienza collettiva. Inoltre la protagonista, per liberare la sua platea e simbolicamente l’intera terra da questa orrenda ottusità, come nella funzione antica, tribale e rituale dell’attore, farà da capro-espiatorio, assumendo su di sé, che cieca non era, tutta la cecità del mondo, per liberarlo, spurgarlo e salvarlo. Quest’azione catartica donerà al pubblico il senso finale di responsabilità e di presa in carico della visione dei fatti e della loro denuncia. Un uso della Gestualità attoriale ricca e simbolica. La Luce Bianca come rappresentazione della viltà umana. L’idea poetica e politica è che la Cecità ci sarà, c’è nel presente e sempre tornerà ciclicamente, per questo la si deve curare e bisogna osservarne con cura i mostruosi sintomi. La macchina scenica crea un Luogo-Mondo con un'atmosfera che lega tempi diversi.

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