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Fuochi

Red Carpet Teatro

regia Vittorio Bizzi

anno 2018

attori Sarah Collu, Serena Nardi, Leonardo Lempi

scheda artistica
Si ritrovano, i personaggi della Yourcenar, in uno scarto di terra, un anti-regno per esiliati del cuore. Sono le personalissime infiorescenze di una passione troppo presuntuosa (quella dell'autrice stessa) per restare nel limite del proprio fogliame e, al contempo, le star maledette di una Hollywood così antica e marmorea (quella greco-antica, per lo più) da non perdere mai l'autorità del mito, che conduce tutti noi dall'incendio di ogni vicenda personale verso un malinconico, inevitabile punto di raccolta dell'umanità, giacché ogni cuore, come ognuno può testimoniare, ha vissuto talvolta a palazzo talvolta in trincea. Adattare dei racconti alla scena è un’operazione libera e rischiosa, in questo caso particolarmente delicata perché il disegno di un nuovo rapporto con il pubblico (dal lettore allo spettatore) è contaminato da un altro rapporto particolarmente instabile, che sta a monte del “problema” teatrale: quello tra la scrittrice e i suoi personaggi. Il narratore “ottocentesco” o lo scrittore di fiabe guardano alle loro vicende da una sorta di torre, altre tradizioni abbattono lo scrittore sul duro terreno della prima persona. Qui (inevitabile conseguenza di una scrittura prossima al trauma che l’ha generata) la vicinanza è certo notevole, intervengono pienamente i sensi, siamo a portata di naso dai cadaveri che circondano Antigone e dai profumi ingannatori che permeano quella specie di collegio femminile che accoglie Achille adolescente. Poi però ci si ritrae di colpo, intervengono i sensi della contemplazione, litigano con quelli della passione. La giusta distanza la si cerca man mano, l’ha cercata questa donna nel lento ricucire ferite che è stato il suo scrivere. Questa instabilità reclama, per essere comunicata, una strutturazione che nel nostro caso trae ispirazione dalla suddivisione temporale in movimenti delle suite musicali e che spazialmente inquadra letteralmente l’azione. Intanto si recita, gli attori sanno che il guinzaglio per i propri personaggi deve essere arrotolato e srotolato più volte, e contiamo che la terra su cui agiscono possa diventare finalmente di qualcuno attraverso un compromesso tra “vero” attoriale e sospensione danzata, se non spudoratamente posa. Gli assenti vanno giustificati: mancano all’appello Patroclo, Lena e Fedone, non inferiori agli altri racconti ma meno addomesticabili nella nostra suite di sabbia. Per loro parleranno gli altri, anch’essi donne e uomini la cui la natura impone lo sforzo sovrumano di inseguire una sola luce, un amore o un ideale. L’inseguimento è condanna, la condanna è rinuncia, la rinuncia è solitudine, arida consapevolezza di una lontananza incolmabile dal mondo dei sani. Noi che sappiamo che il furbo compromesso dell’essere sani è questione di fare i conti con infime debolezze, noi che siamo ancora vivi e liberi per entrare in un teatro, facciamo bene ad osservare queste creature il cui sangue non è mai diluito, il cui sangue, come una piccola parte del nostro, è fuoco.

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