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'E Cammarere

RI.TE.NA.

regia Fabio Di Gesto

anno 2019

attori Francesca Morgante Maria Claudia Pesapane

scheda artistica
Due cameriere in un basso napoletano, giocano a ricoprire il ruolo della loro padrona. Questo continuo gioco porterà le due donne a confondere la realtà con l’immaginazione. Riusciranno le due cameriere a fermare questo gioco? Allontanandomi dal testo originale e dalla sua struttura drammaturgica, ne ho ripreso solo l'idea drammatica: "Le due serve non sono realmente serve ma rappresentano tutti coloro che sono diversi, rifiutati, reietti e relegati ai margini di una società." Genet. Per fortificare l’idea di rifiuti della società ho dato loro un linguaggio particolare, quello del “vascio” e dei vicoli di una Napoli diversa, chiassosa e plebea. Un linguaggio potente e ritmico, composto da proverbi e detti. Un linguaggio che chiarisce allo spettatore la natura delle “cammarere”. Una vera e propria ricerca linguistica, che dona impulsi alla recitazione quanto alla ricerca dei personaggi. Un napoletano non propriamente contemporaneo, ma intessuto di detti e figure retoriche che lo rendono radicato in qualcosa di antico e viscerale. Molto spesso, ciò che diventa ritmo, canzone e musica, nasce in scena, durante il flusso creativo. La signora delle “serve” diventa, all'interno del mio testo, “La padrona”. “La padrona” è un personaggio astratto, è un’idea, uno status. Essa non compare mai in scena, ma è metafora di vari aspetti che la rendono la vera protagonista dello spettacolo: • La lucidità delle due protagoniste • Il podio, il trofeo • Il limite e la follia • La sessualità Nel condividere l’obiettivo di Genet, espresso da Sartre, di rappresentare una falsificazione della femminilità ho deciso di privare le attrici di ogni appiglio erotico. La parrucca, insieme alla pelliccia costituiscono il costume feticcio. Il travestimento produce però un’immagine grottesca e mai ammaliante. Si potrebbe pensare alle due sorelle come a due povere donne sole, due (vecchie) zitelle, quanto a due fratelli travestiti. Lasciamo al pubblico la libertà di interpretare questa storia.

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