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Mi chiamo Maris e vengo dal Mare

Chiaraluce Fiorito

regia CHIARALUCE FIORITO

anno 2019

attori CHIARALUCE FIORITO

scheda artistica
Maris non è un personaggio di fantasia, l’abbiamo conosciuta allo Sprar di un paese della Sicilia Orientale e abbiamo deciso di raccontare insieme alla sua storia anche quella di molte altre donne - immigrate – schiave – vittime di tratta e di violenza di genere. Venduta, costretta a prostituirsi rimane incinta, viene poi messa su un barcone e spedita in Italia, dove - grazie al sistema di accoglienza - si salva dallo sfruttamento. Questo non è teatro della “messinscena”, ma una confessione\un racconto-cronaca che vuole fare domande scomode, perché, nel gioco delle parti, tra “i sommersi e i salvati” per citare Primo Levi, tutti abbiamo la responsabilità di conoscere e difendere la verità attraverso la voce dei testimoni. La vera storia della protagonista ha in sé molti elementi archetipici: la guerra, la migrazione, la schiavitù,il rapporto con il genos, la famiglia di origine e poi la figlia. Una rete da pesca domina la scena e i movimenti dell’attrice. La rete è il simbolo dei legami del passato e del presente, dei nodi difficili da sciogliere e dai quali Maris tenta di staccarsi. La rete non si può districare, ma si può tagliare e questo è il gesto forte di una madre che -per salvarsi e per salvare -taglia il cordone ombelicale che la tiene stretta a sua figlia. «Raccontare la storia di Maris che viene dal mare, (il nome è di pura fantasia per motivi di sicurezza) è un grido rivoluzionario e controcorrente, parte da lontano, dal tragico ed ancestrale mito. Non interpreto un personaggio ma narro una vicenda vissuta, quel racconto diventa parte di me come narratrice, come interprete e come donna. […] Il cammino intrapreso con la mia Maris avviene il preciso istante in cui decido di mettere il mio secondo nome di battesimo Maria del Mar al titolo dello spettacolo. Da quel momento il viaggio è iniziato […]». «Un altro elemento scenico da cui sono partita è una “pignata”, una pentola antica, anch’essa ancestrale, nel quale avviene il viaggio e il rito “iniziatico” . Una danza tribale da cui ha origine tutto il viaggio di vita di Maris». «Non ci si nasconde dietro al personaggio nei racconti: la narratrice fa rivivere pagine di storie e questa è quella di Maris. Anche Tu… dico allo spettatore, lettore, pubblico… dai il tuo nome a questa pagina di Maris». La messa in scena unisce una gestualità evocativa e ieratica a una narrazione realistica e assolutamente contemporanea. Un flusso di connessioni aperte, in cui lo spettatore è chiamato a prendere attivamente il punto di vista di chi accoglie ma solo dopo essersi messo nei panni dell'altro, l'immigrato, lo straniero.

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