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Caro Vecchio Neon

Rusalka Teatro

regia Enrico Lofoco

anno 2018

attori Caterina Luciani

scheda artistica
L’esigenza nasce dalla paura di morire. L’esigenza nasce dall’impossibilità di sentirsi sinceri, sempre finti nella vita e sulla scena. L’esigenza nasce dalla paura di morire senza essere stati sinceri, almeno una volta, nella vita e sulla scena. Ma che significa essere se stessi? Quale è la nostra identità? L’identità è qualcosa che si costruisce? David Foster Wallace racconta di Neal, che in “Caro vecchio neon” confessa di essere stato un impostore fin da quando era bambino, di aver passato tutto il suo tempo a cercare di costruire un’immagine di sé per piacere e per essere approvato e di essersi accorto almeno da quando aveva diciannove anni della trappola in cui era finito, ma di non essere riuscito in alcun modo a trovare il modo di uscirne. Perché c’è un paradosso logico di fondo, sostiene, il paradosso dell’impostura: più tempo e impegno metti nel cercare di far colpo sugli altri, meno bene ti senti dentro e più ti senti un impostore più ti sforzi di creare quell’immagine di te per evitate che gli altri vedano che persona sei per davvero. Ma che persona sei per davvero? Come si fa a lasciare fluire tutto ciò che abbiamo dentro? Tutto quello che avviene ogni istante dentro di noi? Bisogna per forza scegliere ogni secondo cosa far uscire, ad esempio, quali parole precise scrivere in questo istante. Il paradosso dell’impostura è tanto forte che, se ce ne accorgiamo, non possiamo far altro che andarci a schiantare contro i suoi muri, a meno che non riusciamo a vedere che ciò che vive dentro è troppo veloce, immenso e interconnesso e essere sinceri o autentici o veri è semplicemente impossibile. Sarebbe come voler fermare il tempo. Non si tratta quindi di finzione, di inganno, o di impostura, ma di libero arbitrio. Ognuno è sempre libero di scegliere come manovrare quella piccola parte che gli altri possono vedere, perché è sempre e solo una piccola parte. E se fosse proprio l’istante in cui moriamo, quello in cui tutte le nostre multiforme forme vivono insieme e c’è armonia tra le voci diverse? E non bisogna più scegliere? David Foster Wallace ci svela cosa succede quando una persona muore e perché il suicidio non ha senso, e lo fa qualche anno prima di impiccarsi. Un astronauta che, come fantasma, vaga in un universo di fotografie uguali e diverse, nello spazio della memoria? Un yuppie piagnone e pentito attore di una televendita spirituale con la Verità in offerta? David Foster Wallace nell’istante subito dopo essersi impiccato?

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