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Il Vangelo di Tijuana

Oneiron

regia Riccardo Maggi

anno 2018

attori Giacomo De Rose Dimitri D'Urbano Elisabetta Girodo Angelin Michela Tebi

scheda artistica
SINOSSI: 1990. Una baracca nella periferia di Tijuana. JESUS, un narcotrafficante messicano di origini israeliane, convinto di essere la terza reincarnazione di Cristo, e NANCY, una ventenne francese sottomessa a Jesùs nello spirito e nel corpo, stanno aspettando un cliente sudafricano per concludere un importante scambio di eroina. Il primo atto indaga il rapporto tra i due – un rapporto fatto di silenzi carichi di odio e risentimento. Il cliente arriva con un leggero ritardo, accompagnato dalla sorella. BABU è un uomo colto e raffinato, esperto di fisica quantistica. La sorella, LISAVET, è una poetessa che ha raggiunto una certa notorietà negli ambienti intellettuali del Sudafrica. Lo scambio avviene in una calma solo apparente. Ma quando Jesùs propone di fare un brindisi al Figlio dell’Uomo, rivelando la sua natura di cristiano, la situazione precipita. Babu, l’esperto di fisica, ha una sola regola: non accetta di fare affari con i credenti. Da questo momento la situazione viene via via a complicarsi: dapprima i due uomini, supportati dalle rispettive controparti, si affrontano in un senso puramente linguistico. Ma quando la tensione diviene troppo alta, su proposta di Nancy, i quattro cominciano a giocare alla roulette russa. Due rivoltelle, due tamburi da otto, un colpo per rivoltella. Questo è il Vangelo di Tijuana. NOTE DI REGIA: Il Vangelo di Tijuana nasce dalla collaborazione tra i membri fondatori della Compagnia Oneiron (Riccardo Maggi e Michela Tebi) e Gianluca Giaquinto, già autore di due testi per la Compagnia. Con il Vangelo di Tijuana, noi della Compagnia ci siamo allontanati da quello che è stato fino ad ora il nostro stile, abbiamo osato, abbiamo messo in scena un lavoro che è una sfida per tutti, dai quattro attori in scena, alla regia e al testo. L’obbiettivo è far vivere al pubblico ciò che abbiamo vissuto noi la prima volta che abbiamo letto il copione in sala: sentirci trasportati in Messico, nel 1990, credere a ciò che sta accadendo, temere veramente per la sorte dei personaggi. Questo è lo scopo che ci prefissiamo: che il pubblico dimentichi di essere nel luogo dove “è tutto finto”, e si trovi immerso in un luogo estremamente reale. Per fare questo, lo stile varia durante lo spettacolo, da un registro quasi naturalistico si costruirà una vera e propria macchina scenica basata su ritmi precisi e serrati, per poi tornare al registro precedente, il tutto in modo a volte graduale e a volte brusco. Osare, appunto.

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