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Il Pozzo dei Pazzi di Franco Scaldati

Associazione Compagnia Franco Scaldati

regia Regia di George Lavaudant , M. Bavera ,M.Imparato

anno 2017

attori Luigi Rausa Fabio Lo Meo Luciano Segio Maria Falletta Fabiola Arculeo Alessio Barone Valeria Sara Lo Bue Salvatore Pizzillo Antonella Sampino Luisa Hoffmann

scheda artistica
Un progetto di Matteo Bavera e Melino Imparato che hanno voluto fare una “ scommessa” ponendosi la domanda “ può il testo tra i più difficili del drammaturgo palermitano Franco Scaldati , essere rimesso in scena da giovani attori ? “ la risposta a questa domanda è stata assolutamente affermativa. Il lavoro si è come “tatuato” e permane nel corpo attoriale di questi ragazzi. Scoprire che il “fiore” della maturità di Franco Scaldati e Gaspare Cucinella può incarnarsi nei più giovani corpi di oggi sotto una luce più contemporanea e violenta, perché il mondo nel frattempo è diventato più violento e cattivo. Il lavoro è stato felicemente consegnato a Georges Lavaudant, maestro della scena contemporanea già direttore dell’Odeon a Parigi, lui lo legge nel miracoloso francese di Jean Pul Manganaro “Le puits des fous”. Un esperimento che può essere messo in pratica dopo quello riuscito in tedesco con Roger Vontobel pochi anni fa. In un progetto di collaborazione tra il laboratorio di Matteo Bavera e Melino Imparato con il regista francese. Un lavoro, dunque, di stratificazione intergenerazionale ed espansione geografica e culturale per l’eredità artistica di Scaldati. Un folto gruppo di giovani talenti che si cimenta attraendo approvazione e successo,che hanno messo in scena Il Pozzo dei Pazzi: una delle pièce più rappresentative nella copiosa produzione di Scaldati. Lo spettacolo inizia a guardare all’Europa, mantenendo comunque l’approccio linguistico originale, quello dell’autore, il palermitano “a lingua propria”, ovvero “scaldatiano”. Lavaudant descrive il vicolo con due semplici “muri aperti”, aperti al centro della scena, palesando le contraddizioni, le emergenze, le follie, le chiusure e le aperture nello stracciato mondo di Palermo cantato da Franco. Il fatto è che Scaldati ricuce in maniera straordinariamente originale il rapporto tra voci di strada e metrica, tra colore e chiaroscuro, spaziando tra gli abissi della povertà e la romantica visione nascosta dietro la luna e il cielo di Palermo. Perché il Pozzo dei Pazzi è, come altre opere di Scaldati, un inno all’amore per Palermo, oltre che per la vita. Simboli e personaggi, dove la gallina di Totò è un personaggio centrale, si nutrono di una fantasia collettiva sfrenata, accaldata, onirica, sciroccata, irriverente quanto raffinata e crescente. E che diventa ancora più sciolta e palpabile, sospesa e corposa al tempo stesso, nei testi e nei movimenti firmati dall’autore palermitano. È la stessa logica del linguaggio - estremamente realistica, seppur allucinata, nelle sempre più espanse battute di strada - a esser forzata nella ricerca espressiva di ciò che è ineffabile, in un confronto, che a più riprese si mostra, col mistero della morte. Giunge, in questa ricerca, a nostro avviso inevitabilmente, lo scioglimento delle tensioni nel canto: una trenodia, prima monodica, in forma d'interludio, poi corale. Quest'ultima ci piace pensarla come l'esodo sommesso di un dramma antico.

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