Questo sito si serve dei cookie di Google per le statistiche anonime e di Facebook per il diario. Se prosegui la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie. Leggi la cookie policy Chiudi

Apparatus matri

Focus_:2

regia Eleonora Gusmano

anno 2018

attori Giovanna Cappuccio Eleonora Gusmano Ania Rizzi Bogdan

scheda artistica
Mater, leader del gruppo delle Matreie, alla morte del secondo marito vede concretizzarsi il suo sogno: la micro società autogestita rivoluzionaria, di sole donne, da lei fondata ha acquisito un’ultima adepta e sembra finalmente idonea ad essere riconosciuta tra le realtà femministe italiane pronte a compiere una rivoluzione, politica e di genere. All’interno del Palazzo Maya vivono una quarantina di donne tra cui le tre figlie, Stretta, Sevizia e Utopia; ma la figlia maggiore, Stretta, segretamente sta per abbandonare il palazzo e andare a vivere con il proprietario del bar del quartiere, Peppe Il Romano. Mentre organizzano una prima azione pubblica che sancisca la loro importanza sul piano nazionale, i personaggi sono in realtà dominati da ben altri pensieri e intrighi. Le figlie, dominate da una madre padrona che propone loro un mondo senza uomini come soluzione alle paure e al male di vivere, hanno desideri e ambizioni che non possono più sopire, e il miraggio per cambiare la situazione torna ad essere accalappiare un uomo. Lo stesso uomo. Ognuna coi suoi mezzi. Stretta coi denari ereditati dal primo amore di Mater, suo padre, desidera comprarsi un’altra vita; Sevizia, appendice della madre, ha rinunciato a possedere fisicamente un uomo, dona tutta se stessa alla causa di palazzo Maya ma spia le sorelle e prova a sua volta a manipolare il loro destino; Utopia, la preferita, ha dalla sua parte la leggerezza e il coraggio della giovinezza ma detiene un segreto sempre più ingombrante. Un coro grottesco di donne “Le vicine” del Palazzo Maya rappresenta la società femminile al di fuori del nucleo descritto, che giudica, confronta e esplora le dinamiche psicologiche dei personaggi mettendone in luce fragilità, meschinità e la paura del giudizio che ancora impera e muove le nostre scelte. L’ambientazione della nostra riscrittura de “La casa di Bernarda Alba” è collocata in una imprecisata provincia del centro sud, negli anni novanta all’interno di un Palazzo occupato dal gruppo delle Matreie, adepte di Mater, che nostalgica della rivoluzione sessuale degli anni settanta decide di fondare una comunità senza uomini, basata sul ribaltamento dei generi, sulla libertà e emancipazione, non tenendo conto però dei bisogni delle figlie nate li dentro e delle dinamiche competitive che sistemi escludenti e gerarchici tendono a creare. Il meccanismo della madre racconta la deflagrazione di un sogno, di un’utopia che è destinata a implodere in se stessa perché figlia della paura e della contraddizione; dell’abisso che nascondiamo come esseri umani ma che ci porta a lottare gli uni contro gli altri per la sopravvivenza; del bisogno di essere madri, amanti o mogli ma allo stesso tempo della necessità di compiere scelte libere, a prescindere dai ruoli; della difficoltà di sfuggire al modello che delega all’essere scelta da un uomo la giustezza dell’esistenza femminile.

Visualizza la scheda completa su SONAR