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LE OTTO MONTAGNE - Tratto dal romanzo di Paolo Cognetti

Minima Theatralia - DUPERDU

regia MARTA M. MARANGONI

anno 2018

attori Con Andrea Lietti e Giuliano Comin e con la performer Alice Bossi voce fuori campo Arianna Scommegna

scheda artistica
“Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa.” (Paolo Cognetti) “Le otto montagne” è un caso letterario tradotto in oltre 30 paesi in tutto il mondo. Il libro è stato definito «un classico, quasi un meteorite di altri tempi dentro un universo a volte in fuga dai grandi temi» e ha vinto il Premio Strega 2017, il Prix Médicis étranger a Parigi, il Prix François Sommer 2018, l'English Pen Translates Award, il Premio Itas e molti altri. Il romanzo racconta la storia di Pietro, un ragazzino di città solitario e scontroso, del suo rapporto con i genitori, con il suo amico Bruno e, soprattutto, con la montagna che, nella sua scarna bellezza, dura e selvaggia, segna l'anima per sempre e diventa una categoria dello spirito. È una storia di padri e figli, di abbandono della civiltà, di libertà della vita selvatica. Lo spettacolo si dipana come una memoria, la narrazione è discontinua e distorta dal ricordo e, partendo dal nucleo poetico della scrittura di Cognetti, si intreccia con la letteratura citata sotterraneamente nel romanzo (Thoreau, Twain, Bookchin, Proulx, Hemingway, etc). L’adattamento teatrale poggia le sue basi sulla costruzione del rifugio, la barma drola, metafora della ricostruzione di un’amicizia e di una fratellanza, aprendo ai pensieri e ai moti dell'animo, a scorci sul passato e sul futuro. Un uomo racconta. Un altro uomo seduto di spalle, immobile come una montagna a cui tornare dopo lo smarrimento del viaggio nel mondo. Intorno a queste due figure si muove una performer che incarna l’eco della montagna e riporta a noi le voci e i pensieri dei personaggi femminili. Irrompe un rumore metallico: in scena la Lamiera HN®, installazione sonora del compositore Dario Buccino, suonata concretamente dalla performer, rievoca lo scrosciare dell'acqua, poi si fa tuono e tempesta, astrazione e spiritualità nella tensione rituale del mandala. Il suo gesto, azione sonora sulla lamiera, si fa contaminazione tra performance e parola e resta sospeso fra umano e sovrumano, mentre a darle voce è la vocalità poliedrica di Arianna Scommegna, che si fonde con il rimbombo dell’acciaio e la parola narrata dei protagonisti. La colonna sonora originale, composta da Fabio Wolf, completa il paesaggio nella sua accezione sonora, visiva e poetica. La scenografia fa tesoro delle esperienze legate all'installazione, evocando piani simbolici e procedendo per astrazioni: acqua, ghiaccio e sassi sono rappresentati da fonti luminose modellabili, LED accostati a pura materia metallica e legnosa. Coscienza, crescita, maturità, scelte di vita, fuga dal superfluo: un lungo viaggio di formazione che vede intrecciarsi l'amicizia e la morte. L'amore che un padre può non essere capace di esprimere in vita, un sogno infranto, un uomo solo, il freddo, la fatica. La sfida di uscire e tornare di nuovo al corpo, cercare la via della trascendenza lontano dagli orpelli con cui riempiamo i nostri silenzi.

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