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Come un'ape che fluttua su qualcosa di dolce

semi cattivi

regia semi cattivi

anno 2018

attori MIchela Gatti, Alessandro Conti, Flavia Bucci

scheda artistica
Il testo di "Come un'ape.." è ispirato ad una storia vera, quella di Margherita una donna di Caglieia, un paese montano della città di Massa, che nel gennaio del ‘45 morì assiderata sulla via Vandelli. La via Vandelli è una pericolosa mulattiera che attraversa le Alpi Apuane, chilometri di pietra che corrono tra precipizi e nubi ghiacciate. Costruita nel ‘700 per raggiungere in carrozza il mare da Modena, la via fu abbandonata perché giudicata impossibile da percorrere e fu usata, per un anno di fronte, dalle donne di Massa per portare il sale in Appennino in cambio di un po’ di cibo per le loro famiglie: farina di castagne quasi sempre. Il racconto introduce una visione distante dalla retorica di guerra e illumina uno dei tanti piccoli atti eroici quotidiani compiuti dalla gente di Massa per sopravvivere sulla linea del fronte ed è proprio per questo che la Città di Massa è medaglia d’oro al merito civile. Sotto lo sfascio delle grandi illusioni resta chi non ha possibilità di fuggire, così è stato sulla linea Gotica tra il 1944 e il ‘45 e così è adesso in molti luoghi nel mondo.Nell’estate del 2017 abbiamo incontrato la figlia di Margherita. La donna, che abita ancora in quel paese e che all’epoca dei fatti aveva 14 anni, ci ha raccontato la paura del vivere costantemente ‘sotto tiro’ su una linea di confine, una zona che attraversava l’Italia da est a ovest tagliandola in due, con la fame, e con un senso di ineluttabilità e di colpa. Il suo racconto ci ha lasciato molto più della cronaca di quel terribile giorno, ci ha lasciato il senso di un tempo diverso: il tempo dell’attesa, dell’egoismo, della generosità. Un tempo vissuto nell’incredulità di trovarsi in quell’inferno che prima nessuno avrebbe immaginato. L’adolescenza perduta sotto il fuoco degli alpini della “Monte rosa”, ragazzi (reduci dal fronte russo come molti partigiani) posizionati sui passi di montagna pronti a mitragliare la gente che cercava di passare il fronte. Ascoltavamo il racconto di una guerra ‘sporca’ combattuta tra partigiani, soldati, fascisti e civili, e il racconto è uscito dal proprio tempo per diventare di un’attualità sorprendente. Aiutati dalle parole di D. F. Wallace in Per sempre lassù, dove una salita su un trampolino diventa un addio all’adolescenza, siamo partiti, con in mano una serie di inganni: il piacevole tepore del congelamento che preannuncia la morte e una giorrnata in piscina di un ragazzo che è già carne da macello e non lo sa. In uno spazio scenico - mentale, abbiamo immaginato un dialogo mai avvenuto, ma possibile, tra un giovane mitragliere impazzito e una donna assiderata, soli a mille metri di altezza, terminali entrambi della follia che è la guerra, testimoni della tragedia uno dell’altro.Attraverso i loro pensieri, il tempo oscilla avanti e indietro sino a collassare, annullando il rapporto vittima-carnefice, permettendo una relazione nel tempo di guerra e in quello di pace, l’unica soluzione per recuperare qualcosa di umano, danzare.

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