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Due addetti alle pulizie

Le Ore Piccole

regia Chiara Arrigoni

anno 2018

attori Massimo Leone*, Andrea Ferrara (*in alternativa, in una versione del progetto con un personaggio maschile e uno femminile, Massimo Leone è sostituito da Chiara Arrigoni)

scheda artistica
Due addetti alle pulizie stanno pulendo uno scantinato da una macchia. Sembrerebbe un lavoro come un altro, ma i due non possono raccontare a nessuno di quello che fanno. Seguendo la discussione dei due personaggi capiamo a poco a poco di cosa si occupano veramente: ripuliscono dal sangue i pavimenti di luoghi isolati che una misteriosa organizzazione, di cui non sanno nulla, usa per commettere omicidi. Eccoci dunque catapultati nella stessa lugubre stanza de Il calapranzi di Pinter, la triste stanza dove i due assassini professionisti Ben e Gus aspettavano l’ingresso della persona da ammazzare. Intanto, la conversazione tra i due addetti alle pulizie diventa sempre più simile a un litigio, soprattutto quando arrivano a confrontarsi sull’unica vera domanda che entrambi si pongono ogni volta in cui vengono chiamati a pulire uno scantinato: sono anche io responsabile di quello che accade qui? Sul finale, si comprende che la minaccia che incombe sull’intero testo, ovvero la presenza di una forza oscura responsabile dei crimini che vengono commessi, assume un significato di portata meta-teatrale. Siamo in un tempo indefinito della nostra contemporaneità, in uno spazio sotterraneo ai margini dell’umanità, che potrebbe però trovarsi sotto i nostri piedi, una stanza chiusa dove il mondo esterno sembra esistere solo nelle parole dei due protagonisti. Potremmo essere nella stessa stanza de “Il Calapranzi” di Pinter: "Due addetti alle pulizie" è una sorta di spin-off de Il calapranzi, proponendosi di svelare un retroscena apparentemente marginale che nel capolavoro di Pinter veniva solo accennato. I due protagonisti, che non hanno un nome e sono gerarchicamente rapportati tra loro in modo simile a Ben e Gus, con le loro conversazioni a tratti comiche, a tratti paradossali, si muovono con disinvoltura dissacrante nella lugubre scena del crimine che per loro è uno spazio ormai abituale. A differenza dei due protagonisti dell’opera pinteriana, però, che passavano la maggior parte del tempo a parlare di tutt’altro rispetto al loro lavoro, i due addetti alle pulizie, soprattutto su sollecitazione del più ansioso dei due, non riescono a fare a meno di parlare di ciò di cui non dovrebbero mai parlare: il mistero dietro la macchia che puliscono costituisce quasi l’unico argomento di conversazione e, al contempo, è un enorme tabù che cercano sempre di aggirare con parole dapprima allusive, poi sempre meno velate. Tutto quello che si dicono ruota intorno alla necessità di non farsi domande, e alla paura di non riuscirci finendo per sentirsi irrimediabilmente corresponsabili del sangue versato che devono “solo” cancellare dal pavimento. È un testo che vuole sollevare il problema della banalità del male, ovvero riflettere sulla sensazione che siamo comunque coinvolti in qualcosa di più grande, e più mostruoso, anche se siamo solo un piccolo granello nel meccanismo, anche se crediamo che la decisione di non sapere nulla possa rendere innocenti le nostre azioni.

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