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MATER DEI

Piccola Compagnia della Magnolia

regia Giorgia Cerruti

anno 2018

attori Giorgia Cerruti, Davide Giglio

scheda artistica
Libera variante sul tema del mito, “Mater dei” ha come protagonisti una madre e un figlio, collocati in un tempo immaginario e in un luogo altrettanto immaginario. Chi parla è la madre, vittima molti anni prima della violenza di un dio che, attratto dalla sua bellezza, è sceso sulla terra sotto sembianze animalesche e l'ha posseduta con la forza. Una sorta di rivisitazione del mito di Giove ed Europa dove la donna, invece che essere rapita, viene stuprata e ingravidata dal dio autoritario e passionale. La gravidanza, iperbolica e paradossale, genera ben tredici figli, tutti dotati dei paterni attributi divini, tranne l'ultimo. L'ultimo è un dio mancato, debole, troppo umano, e la madre ha dedicato la sua vita a nasconderlo e proteggerlo. Ora però qualcuno sta arrivando a prenderlo, qualcuno intenzionato a “correggere l'errore”. Nel tempo di questa attesa si svolge l'azione drammatica. “Mythos, mito, significa racconto, discorso, qualcosa che ha che fare con la parola, la messa in forma verbale della realtà. Ma, curiosando nell’etimologia, il termine mythos attinge a una radice che rimanda al muggito, al verso animale non ancora fatto parola. Ecco, il tredicesimo dio più che altro “muggisce”. Parla pochissimo, come del resto tutti gli dei che si manifestano soprattutto attraverso atti. Perfino Dio, quello con la “d” maiuscola, è ben poco loquace, perfino lui, nel roveto ardente, parla per bocca di un angelo. E, sul filo del paradosso, affida il suo messaggio a Mosè, il balbuziente che con la parola ha poca dimestichezza . Sull’asse che dal silenzio passa al muggito e al racconto scorre il rapporto tra madre e figlio, tra la “mater” e il “deus” bisognoso di qualcuno che parli per lui, che lo racconti. […] E questo, per concludere, è il racconto di un figlio indegno della madre, o forse di una madre indegna del figlio. Decidano gli spettatori.” Massimo Sgorbani. “Due anni fa la Compagnia conosce Massimo Sgorbani, nascono un’amicizia e una curiosità reciproche e genuine. Il cassetto che custodiva l’opera - inedita e mai rappresentata - viene così aperto. Veniamo invasi da un flusso di parole laico, erotico, scandaloso, ipnotico, che oscilla instabile tra la paura di regredire nel Caos e l’affermazione del Mito. […] Mater Dei è un’opera a mio avviso rara oggi nel panorama della drammaturgia contemporanea: Massimo ha il dono poetico, tratta la superficie delle parole come un’alchimista che fa brillare la natura profonda dei metalli; la parola non è svilita a segno ma ci regala “l’ebbrezza dell’incomprensione” (citando l’autore). Per noi attraversare a quest’opera significa continuare dunque un cammino che da più di un decennio trova la sua vitalità in un lavoro immersivo dell’attore. Un teatro che cerca di mettere al centro del lavoro un tempo sacro abitato da figure poetiche. Un tempo “altro” in cui ci si riunisce – spettatori e attori – per cercare il vero nella finzione”. Giorgia Cerruti

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