Questo sito si serve dei cookie di Google per le statistiche anonime. Se prosegui la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie. Leggi la cookie policy Chiudi

Sul Divano

Pernoi

regia Marco Valerio Montesano, Michele Enrico Montesano e Francesc

anno 2019

attori Marco Valerio Montesano, Michele Enrico Montesano e Francesco Pietrella

scheda artistica
Due persone, un divano, il tempo che scorre e bottiglie di birra vuote. I due protagonisti - due fratelli - vivono in una totale alienazione, persi dentro un mondo a se stante, creato ad hoc ed autosufficiente, regolamentato da un'assurda Costituzione che stabilisce le regole della loro sacra Repubblica di Divania. Uno stato dalle fondamenta poco solide, che rischia infatti di crollare quando la scarsa organizzazione porterà al consumo dell’ultima birra in casa. In assenza di quel motore che garantiva sicurezza e appigli, i due entrano in crisi, sforzandosi puntualmente di addossare le colpe all’altro. Di uscire non se ne parla. Passeranno piuttosto al setaccio ogni angolo della casa, alla disperata ricerca di birra. Ma niente, non ce n'è traccia. Il risultato della loro estenuante ricerca è stato un inutile succo di frutta, dimenticato nei meandri della cantina e per disperazione - o disidratazione - viene assaggiato. Silenzio. Un sapore nuovo ma vecchio, dimenticato, sepolto eppure così vivo nel ripresentarsi in un momento tanto drammatico. Tra momenti d’ironia e di riflessione, la scelta: scavare alla ricerca delle radici di questo gusto così violento oppure insabbiare tutto, aprire quella birra, berla e sprofondare, ancora, sul divano? Quando la situazione sembra essere sull’orlo della crisi, il dirimpettaio bussa. Ha una birra in mano, non il cavatappi. NOTE DI REGIA - I temi principali della pièce sono le birre, il divano e il passato. I primi due occupano un ruolo spaziale, non solo scenografico ma drammaturgico. Entrambi gli elementi sono infatti veri protagonisti, tanto da stare in scena più degli attori stessi, e quegli elementi sono il vero nodo dell’intera commedia, intesi come sicurezza e salvezza. Quella “comfort-zone” di cui si sente sempre più parlare, con gli eventi che si susseguiranno sulla scena diventeranno significanti di paura e paralisi, da cui fuggire. Un passato fatto da un altro divano, un’altra bevanda, nascosto sotto questo tappeto di bottiglie di vetro uscirà fuori, mettendo in luce i disagi reali di chi ha scelto quella vita come rifugio. Il porto sicuro si rivela un mondo illusorio, da cui fuggire. Il passato è nostalgia, nostalgia è dolore del ritorno che rompe quella bolla di vetro, ma persino di quella si può avere nostalgia. La scelta di portare in scena due elementi e tre persone è figlia della necessità di estrapolare crudelmente il massimo da ogni presenza scenica. Comunicare il malessere attraverso il gioco; attraverso quel mondo, tanto finto e folle, da far ridere il pubblico grazie a una voluta brillantezza nei dialoghi, prima di portare in scena, nella fase conclusiva, il vero dolore. È un gioco delicato. Fatto di ritmi, rumori, risate e silenzi. E di birre. Perché in fondo, la birra è buona.

Visualizza la scheda completa su SONAR