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Visioni Gloriose

NEAMERA Compagnia Teatrale

regia Neamera Compagnia Teatrale

anno 2018

attori Diana Costa e Pablo Durán Rojas

scheda artistica
Le maschere intere o silenziose hanno bisogno del movimento per esistere ed essere vive in scena. Abbiamo iniziato ad indagare in silenzio mettendo i nostri movimenti in relazione a questi tipi di maschere, come potevamo farle agire, vivere. Ci piace chiamarle maschere silenziose, come fece Jacques Lecoq, perchè queste maschere non fuggono o vogliono escludere la parola, ma devono trovare aree tematiche in cui le parole non sono più necessarie o ancora non lo sono. Il pubblico non dovrebbe mai sentire che l'attore non stia parlando perché indossa una maschera che non lo consente. L'uso della maschera è come l'uso della poesia nella lingua. Funziona su un altro livello rispetto al realismo, un livello in cui ogni elemento acquista maggiore importanza e, quando si ottiene questo risultato, è quindi più ricco. Si estende dal movimento naturalistico accuratamente selezionato delle maschere complete, ai movimenti più esagerati delle maschere larvali e della Commedia dell'Arte. E, come la poesia, non funziona se non sembra naturale, corretto, giusto. Se sembra pomposo o artificiale, il pubblico è consapevole che l'attore cerca di essere qualcosa che non lo è. Ma quando l'attore può evitare di fare "ciò che non è la maschera", allora il pubblico vede solo la maschera in movimento e l'effetto è raggiunto. Il corpo in movimento è un linguaggio che dice oltre le parole. Le nostre azioni, i nostri gesti, i nostri movimenti traducono le nostre tensioni, la nostra impazienza, le nostre emozioni. Sinossi: In un vecchio municipio di provincia un sindaco vedovo convive con le sue segretarie, presta attenzione al suo giovane figlio e liquida trafficanti di influenze. Completamente immerso nei suoi sterili lavori burocratici, perderà di vista tutto ciò che lo circonda, attratto dal piacere del potere, immergendosi in un mare di dubbi esistenziali. A peggiorare le cose, le persone sono assenti e lontane dalla vita politica di quel municipio, aggiungendo a ciò l'arrivo di imbarcazioni di immigrati. Con audacia fisica, le maschere complete e senza parole, lo spettacolo si domanda: è un uomo capace di ritornare alla realtà dopo aver vissuto in un labirinto di inganni, delusioni, frustrazioni e speranze perse? Ci siamo resi conto che molto spesso nel teatro di maschera esiste un abuso della parola, della musica, ecc... Volevamo perciò raccontare questa storia con il silenzio, le maschere e personaggi anonimi. Consapevoli della difficoltà del nostro scopo, abbiamo deciso di muoverci in silenzio come una sfida. Pensiamo che realizzando uno spettacolo senza l'uso di dialoghi siamo riusciti a trovare la poesia giusta e precisa di cui hanno bisogno i personaggi dell'opera. È come se avessimo trovato un tipo di musica silenziosa che ci ha spinto ad agire, mettendoli alla prova.

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