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La Fabbrica della Felicità

Connettiv024grammi

regia Irene Canali

anno 2018

attori Nicola Andretta, Giuseppe Attanasio, Irene Canali, Miriam Costamagna, Daniele Palmeri, Marta Salandi

scheda artistica
SINOSSI Una città che ha trovato il rimedio facile ed immediato ad ogni forma di malattia, dove la vecchiaia è solo un brutto sogno e la morte è piacevole quanto andare in vacanza su un’isola paradisiaca. Una città in cui la perfezione è a portata di mano. Un’utopia. Ma le utopie sembrano oggi più realizzabili di un tempo. Se il progresso scientifico e la nuova farmacologia riuscissero a realizzare tutti i nostri desideri? E se tutto questo fosse possibile grazie ad un'unica pillola, il Soma, non la prenderesti? Ispirandosi al romanzo “Mondo Nuovo” di A. Huxley, dieci personaggi ci raccontano della loro personale ricerca della felicità e della grande fabbrica farmaceutica, la Pfaizer Pharma, che assicura il moto costante di tutti i suoi ingranaggi: dai piani alti di questa società, dove troviamo a collaborare scienza, capitale e propaganda, fino a scendere nelle vite di alcuni, fra i tanti, consumatori di felicità. Forse un secolo nuovo comincia. Ma un secolo nel quale si penserà ai mezzi per evitare le utopie e ritornare a città non utopistiche, meno ‘perfette’ e più ‘libere’ (Nicola Berdiaeff). IL PROGETTO La favola de “La Fabbrica della Felicità”, come tutte le favole, nasce dall’osservazione del mondo reale, in particolare da una domanda: cosa può definirsi malattia? Dove è collocata quella sottile linea, oscillante e spesso invisibile, che mi fa dire “qui sto bene” e “qui non sto bene”? E da chi viene decisa: sono io che traccio i confini o qualcun altro? Quando vedo sul termometro 37,7: è normale innalzamento della temperatura corporea o febbre? Chi lo ha deciso ed in seguito a quali prove empiriche? Sappiamo che esistono studiosi che hanno provato scientificamente le cose, hanno scritto saggi, pubblicato articoli, ricercato cause e trovato cure. Il medico dice che a 37,7 c’è da prendere la Tachipirina, il modo più facile e rapido per tornare al lavoro il giorno successivo. Tutto risolto. Però mi chiedo: se sono triste per più di un mese per la perdita di una persona a me cara, è il mio personale modo di reagire ad un evento naturale, ovvero la morte, o soffro del cosiddetto “disturbo del lutto”? Il DSM, manuale diagnostico, “bibbia” della psichiatria, standard ormai di riferimento per tribunali, carceri, scuole, pronto soccorso... mi dice che non è normale scendere sotto una certa soglia di felicità. Quindi mi chiedo: da dove nasce questo bisogno di felicità e chi stabilisce cos’è felicità oggi? Oggi sembra essere sinonimo di benessere economico, giovinezza, perfezione fisica, equilibrio emotivo, adesione ad uno standard proposto. Da qui i dieci personaggi protagonisti della nostra favola noir. Perché di favole parliamo e – come diceva Molière - “precisamente delle favole della medicina. Ma quando arrivate alla verità... accade come quei sogni che al risveglio lasciano solo il dispiacere di averci creduto”.

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