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U*

CRiB

regia Roberto Di Maio

anno 2018

attori Beatrice Fedi

scheda artistica
Vi siete mai interrogati sull’origine etimologica della parola ‘definire’? Derivata dal latino, ha in sé due significati opposti ed apparentemente contradditori: ‘limitare’ ma anche ‘qualificare’. Può essere dunque una definizione un modo per esprimere una qualifica e non costituire un limite? L’idea per “U*” nasce dall’apprendimento di un fatto avvenuto in Canada nel Novembre del 2016: la nascita di Searyl Doty, il primo bambino al mondo la cui tessera sanitaria reca menzione ad un sesso indeterminato, ‘Undetermined’. Venire a conoscenza di questo accadimento ha costituito la ragione per una ricerca storiografica circa lo sviluppo della sessualità dalla Preistoria sino ai giorni nostri, rivelando una sorprendente involuzione rispetto a come l’identità di genere e la sessualità venivano percepite, rappresentate e manifestate migliaia di anni fa  Alla ricerca storiografica è seguita dunque un’analisi dei processi culturali ed antropologici alla base della creazione di concetti ed etichette che oggi utilizziamo per comunicare, nominare, indicare, definire il sesso ed il genere. Scavando approfonditamente nell’etimologia delle parole, ci siamo interrogati sull’origine dei termini più abusati, sull’atavica necessità dell’uomo di dare un nome alle cose per poter comunicare, sulle infinite connotazioni e sfaccettature delle parole, con l’obiettivo quasi scientifico di svelare le potenzialità del linguaggio al di fuori di un contesto sociale sovra strutturato e ricco di retaggi. In sostanza, questo progetto è il risultato di un lavoro al dettaglio, secondo l’intento di scorgere nuove prospettive, immaginare uno spazio di mezzo, in cui lo spettatore possa perdersi, trovarsi e (dis-)orientarsi. In un continuo alternarsi di date e parole, portiamo dunque lo spettatore ad interrogarsi sull’uso quotidiano del linguaggio, coinvolgendolo in un gioco didattico di costruzioni e decostruzioni: dalla ripetizione costante di un suffisso, per esempio, nascono così innumerevoli parole diverse che aprono le porte ad altri significanti, mentre l’illustrazione etimologica di un termine ci insegna come il valore che abitualmente gli attribuiamo possa improvvisamente cambiare. La messa in scena si orienta su tre linee guide fondamentali, che costituiscono anche il cuore della tematica e dunque della drammaturgia: IL CORPO; L’IMMAGINE; IL CAMBIAMENTO. Quindi la danza, o il movimento coreografato in quanto astrazione di quello quotidiano e superamento del gesticolare; l’immagine poi, proiettata, filmata in diretta, fotografata, distorta con l’ausilio di una polaroid e una telecamera live in uno spazio scenico completamente bianco; il continuo cambiamento portato in scena e “vestito”: i costumi, infatti, sono un punto focale su cui si basa questo gioco performativo, sia da un punto di vista simbolico che estetico.

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