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PEZZI – si vive per imparare a restare morti tanto tempo

Rueda Teatro

regia Laura Nardinocchi

anno 2018

attori Ilaria Fantozzi Ilaria Giorgi Claudia Guidi

scheda artistica
Pezzi è un lavoro di scrittura scenica. Un lavoro lungo. Un lavoro che ha assorbito il nostro tempo e le nostre energie per circa nove mesi. Un processo attento e preciso. Un processo in cui si sono condivisi quadri, immagini, pensieri, poesie, esperienze, spaccati di vita. Un processo che, passo dopo passo, ha dato vita ad uno spettacolo. Uno spettacolo che parla di morte, di ricordi, di paure. Che parla di legami, di dolore, di vissuti. Che parla alle madri, ai padri e ai figli. Che parla di famiglia. Che parla ad ognuno e di ognuno di noi. NOTE DI REGIA Una casa. Una famiglia. Una madre e due figlie. È l’otto dicembre. L’albero di Natale va preparato. Come fanno tutti. Come si fa sempre. Come tutti gli anni. Rami, palline, luci, festoni. L’albero è ingombrante. È difficile capirsi, trovarsi, incontrarsi. È difficile parlare, stare nel silenzio è insopportabile. È difficile evitare di ricordare. “La memoria ha il movimento della marea. Puoi solo subirla e semmai scansarti, se proprio non vuoi bagnarti i piedi” […]Le tre attrici parlano a volume molto alto, in un italiano imbastito di regionalismi ciociari. Si chiamano in continuazione (“Maria!”, “Marina!”) e sembrano recitare come per scansare un ostacolo, facendo il giro attorno a qualcosa, qualcosa di impronunciabile. Diventa chiaro, in modo delicatissimo e graduale, che il loro vociare così rumoroso significa “altro” da ciò che le parole affermano. Qualsiasi affermazione, anche banale, fa da tappo a una bolla immaginaria che sta per esplodere. E’ un pieno che non lascia spazio al silenzio. Perché il silenzio è vuoto. E il vuoto fa male. […] Quando quel vuoto viene a bussare alle porte siamo disposti a tutto pur di non ascoltarlo: a volte facciamo come la bambina piccola dello spettacolo, neghiamo la realtà e proviamo a immaginarne una migliore in cui il dolore non ci toccherà più; altre volte ci comportiamo come la ragazzina più grande, consapevoli che stiamo mentendo a noi stessi, ma non siamo abbastanza forti e coraggiosi per dirlo. Altre volte siamo come la madre, personaggio isterico, rigido, pseudo-autoritario, nuova pater familias di un microcosmo familiare monco. Con le loro voci squillanti, con le loro nevrosi nascoste dentro i corpi urlanti queste donne sono, fedelmente, pur nella poesia del linguaggio adottato con sapienza dalla giovane (e promettente) Laura Nardinocchi, lo specchio del nostro malessere davanti alla morte. -Renata Savo, Scene Contemporanee- [...]Laura Nardinocchi ha saputo dire quello che voleva, ha mostrato in meno di un’ora “pezzi” di vita, le difficoltà di tornare a vivere dopo un lutto che ha spezzato una famiglia, rivelando i mosaici interni di un’umanità sensibile alla morte e alla vita rielaborata attraverso il dolore. Le tre interpreti non sono state da meno, padrone della scena hanno emozionato una platea con garbo e professionalità, regalando un lavoro intelligente creato con la testa e con il cuore. -Bianca Coppola Melon, Gufetto Magazine-

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