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I D O N T W A N N A F O R G E T

BRESSAN | ROMONDIA

regia BRESSAN | ROMONDIA

anno 2018

attori FRANCESCO BRESSAN MARINA ROMONDIA

scheda artistica
GENESI DEL PROGETTO DI SPETTACOLO E TAPPE DI PRODUZIONE Dopo aver condiviso gli anni di formazione all’Accademia, ci ritroviamo per caso negli spazi della Triennale di Milano in occasione della mostra “The Ballad of Sexual Dependency” di Nan Goldin, un’artista che seguiamo e amiamo da tempo. Quel giorno, caffè dopo caffè scopriamo di condividere la necessità di trovare un linguaggio per portare in scena quel disarmante senso di appartenenza alla sua opera. La fotografia della Goldin utilizza archetipi comuni, di memoria collettiva, di storie con le quali la maggior parte di noi si identifica. Interrogare e lasciarsi interrogare dalla sua opera è stato per noi come entrare in un labirinto di specchi: quale aspetto di noi riconosciamo in lei? Perché le sue foto non ci lasciano in pace? Perché guadando le foto dei suoi amici, dei suoi amanti, dei luoghi in cui ha vissuto è come se si mettesse in moto una parte del nostro passato? Nello spazio di queste domande, a gennaio, durante la prima residenza di creazione abbiamo mosso i primi passi. Ci siamo accorti che affrontare l’opera di Nan Goldin non poteva prescindere dalla sua storia personale. E noi ci siamo entrati. In questa moltitudine di racconti umani ci siamo resi conto di quanto fosse importante per noi come per lei il bisogno di ricordare. Abbiamo capito che è quel ricordare che ci spinge in avanti, che ci rende umani, che rende dignitosa ogni esistenza, qualunque essa sia. La nostra esistenza non è più un’esperien- za straordinaria ma è un cammino breve, umile e comunitario. Il suo essere mitologica sta solo nella relazione, senza giudizio, con qualcun altro. E nel bisogno di non dimenticarlo. IDEA SCENICA E MISE EN SCENE L’idea scenica di base di IDONTWANNAFORGET è semplice: due attori si muovono dentro uno spazio vuoto, pochi elementi essenziali suggeriscono una cantina, una soffitta, dove i due attraversano e accumulano ricordi. Le sue foto scandiscono il ritmo dello spettacolo: parallelamente prende vita la storia di Nan Goldin e della sua “famiglia” accompagnando una riflessione sul senso del ricordare. La volontà è quella di creare un grande momento di condivisione con il pubblico. Alle immagini di Nan Goldin sono affiancate fotografie delle nostre vite, fotografie del passato, timidi ritratti di famiglia, banali pomeriggi di infanzia. Foto rubate al pubblico. Li attendiamo nel foyer, scattiamo, fissiamo i loro volti prima dello spettacolo e li riproponiamo in scena insieme ai nostri, insieme a tutti i volti della vita di Nan Goldin, come un’unica grande storia. Vogliamo che IDWF diventi un momento intimo, qualcosa di simile alle serate passate a guardare vecchie fotografie, a raccontarsi, a ricordare. Nessuna finzione, nessuna quarta parete. Solo uno spazio, due attori che spesso danno le spalle al pubblico per attraversare con loro una moltitudine di fotografie, farsi toccare, parlarne, ricordare.

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