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Superhero

Nicola Bizzarri

regia Nicola Bizzarri

anno 2018

attori Nicola Bizzarri (attore) Loredana Mazoleni (danzatrice) Marta Milesi (danzatrice)

scheda artistica
Lo spettacolo... Affronta un tema che non è mai stato portato a teatro prima. E’ autobiografico, emozionale ed ironico ed accompagna lo spettatore in un mondo nuovo e poco conosciuto ma che abbraccia anche chi orfano non è… Essere orfani è una condizione che ti trasforma la vita, trasforma il tuo modo di pensare, le decisioni, le azioni e le relazioni. Il monologo affronta il tema con saggezza ed ironia da “senno di poi” distaccandosi dall’idea di tragedia ed anzi, trova la giusta comicità per avvicinare il pubblico alla narrazione. L’attore in scena racconta se stesso, le proprie esperienze, spesso buffe, le proprie riflessioni e ricordi, inevitabilmente amari, scava nel profondo e nell’intimo, scoprendo che non è orfano soltanto chi ha perso i genitori ma in un modo o nell’altro lo sono tutti, perché essere orfano è solitudine, coraggio, relazioni, diversità, famiglia, e svela la realtà che essere orfani non è morte…ma vita. Il protagonista, quindi, mescola riflessioni e ricordi, considerazioni schiette e ricerca della propria rivalsa, a tratti, come se tornasse bambino, si paragona a personaggi di cartoni animati o fumetti, orfani anche loro e detentori di superpoteri. Uno spettacolo profondo, che emoziona e fa ridere, il risultato di anni di lavoro su se stessi, sugli altri, sul lutto e sulla capacità di spogliarsi in scena, togliersi la maschera e come per Batman, scoprire che sotto c’è Bruce Wayne…un “semplice” orfano. Note di regia... Sono Nicola Bizzarri e sono orfano di entrambi i genitori dall’età di 8 anni. Ho scritto questo spettacolo a piccoli pezzi nel corso di 10 anni, da quando mi sono affacciato al teatro ho iniziato a pensare che infondo il tema si sarebbe potuto raccontare a pubblico, e così ho iniziato a prendere appunti di ricordi, quando mi tornavano alla mente, e di situazioni che vivevo e che in qualche modo riguardavano il tema, soffermandomi su situazioni buffe, come l’imbarazzo delle persone di fronte alla frase “sono orfano” o i vantaggi che questa condizione mi offriva, perché oltre agli ovvi svantaggi ci sono anche numerosi risvolti sorprendentemente positivi e di vantaggio. Ho poi preso tutti questi appunti e li ho incollati, ho dato il giusto ritmo cambiando spesso registro, passando al comico ed ironico quando la scena si dirige in profondità nell’emozionale, ottenendo così una altalena di emozioni, senza mai esagerare nel melanconico ne scivolare nella battuta fuori luogo. Tutto è cucito da un velo di autoironia, strumento necessario per avvicinare il pubblico al tema, per non rendere lo spettacolo drammatico o pesante, e per spiegare che è proprio l’autoironia un mezzo che ti permette di integrare questo tipo di esperienza. Ho poi scelto di farmi accompagnare da due ballerine che mi assistono durante il racconto, fanno da spalla e riassumono alcuni aspetti raccontati, e non, con una coreografia di teatro danza.

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