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No. Non sto parlando di politica

Zoe division

regia Marco Bruciati e Alessio Traversi

anno 2018

attori Marco Bruciati

scheda artistica
Immaginate un bar, un condominio, uno stabilimento balneare. Luoghi presenti nella quotidianità di tutti, luoghi di cui abbiamo esperienze e memorie, di voci, di grida, di sorrisi, di ghigni sghembi, sospesi. C'è un motivatore in questi spazi immaginati, una figura simbolica contemporanea, qualcuno che ci insegna, in dieci-passi-dieci, come accelerare le trame della nostra esistenza, come avere il profilo giusto, come esercitare il potere di dominio, con micro-macro soluzioni, insomma, per farla breve, come conquistare il mondo, un morso alla volta, dal tavolo del bar a quello dell'aperitivo, dalla terrazza del condominio all'ombrellone più vicino. Vincenti e dominanti, in dieci-passi-dieci, che insegneranno a tutti la sottile, seduttiva, irresistibile strada del dominio e del potere, giusto il tempo di un clic, di un flash, di un autoscatto, di un lampo a cielo aperto. “No. Non sto parlando di politica” ma di un'umanità che si appoggia sul presente, che si muove sulla trama del conflitto, non per consapevolezza sociale, ma per combattere piccole e mortificanti battaglie quotidiane, dove in continuazione, si sceglie tra chi vince e chi perde, ma senza il gusto del prendere parte, quanto per quello della dominazione per la dominazione. “No. Non sto parlando di politica”segna la nascita del collettivo teatrale Zoe Division, formato da Alessio Traversi, Marco Bruciati e Silvia Trovato, con l'idea di essere anche uno spettacolo a domicilio, ospitato da chiunque desideri portare l’esperienza della performance teatrale in casa, nei luoghi condivisi, nelle terrazze dei condomini, sui pianerottoli. Il monologo è scritto dal drammaturgo Alessio Traversi e dall'autore e interprete Marco Bruciati, che vestirà i panni di un grottesco, rabbioso, abrasivo, surreale “motivatore”, sorta di personal coach dei nostri giorni, avvelenato sputa-sentenze, insopportabile dominatore quotidiano. Lo spettacolo chiama direttamente in causa lo spettatore a cui richiede anche di scegliere che direzione far prendere alla storia che sta ascoltando, creando un vincolo di partecipazione diretta in chi ascolta, e motivando il dipanarsi dell’azione in una direzione o in un’altra.

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