Questo sito si serve dei cookie di Google per le statistiche anonime e di Facebook per il diario. Se prosegui la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie. Leggi la cookie policy Chiudi

JENGA - l'ultima mossa del becchino -

Associazione Teatro Serra

regia Alberto Mele e Marco Montecatino

anno 2018

attori Pietro Tammaro; Chiara Vitiello; Marco Fandelli; Marco Montecatino

scheda artistica
Abbiamo immaginato gli approcci e le conseguenze che avrebbero potuto generare queste entità in questo gioco al massacro. Nessuno di questi personaggi sceglie l’empatia come risorsa: si lasciano andare in un flusso di egoismo spesso figlio di una prevedibile banalità del male, finendo anche per usare le altrui menzogne come uno strumento per conoscere chi hai davanti. In un secondo momento ci siamo preoccupati di rendere credibile il contesto della messa in scena con elementi concreti e contemporanei. Abbiamo ricercato tra gli autori che amiamo nel teatro così come nella cinematografia e nella letteratura. Rubando in egual modo sia da Pinter che dai fratelli Coen, sia da Cechov che da Anna Arendt, da Tarantino e da Bukowski. Abbiamo scelto coscientemente di lasciarci riempire da ciò che amiamo per poi immetterlo in questo lavoro. Convinti che un teatro moderno e fresco debba esistere anche aprendosi a influenze non convenzionali. Dentro a tutto questo abbiamo poi fatto confluire alcune tematiche ritenute da noi interessanti o nelle quali ci siamo imbattuti nel nostro percorso di ricerca, che ci sono apparse sin da subito congeniali alla nostra idea di partenza: abbiamo cercato tra i Love giver, nella disabilità, tra i malati di shopping compulsivo, abbiamo guardato ai cellulari come dei totem, abbiamo parlato con frequentatori del mondo bdsm, ci siamo fatti domande sulla dipendenza patologica nei rapporti di coppia, sull’abbandono dei familiari nelle mani dei badanti, e poi siamo caduti nel… wrestling. Il Wrestling: una delle forme d’intrattenimento tra le più “finte” dei nostri tempi. Uno sport/spettacolo che contiene elementi perfettamente congeniali al teatro: il quadrato, le luci, il pubblico, i costumi, insomma tutti gli artifici di una messa in scena. Abbiamo dato vita ad un ring dove coesistono corde, gong, tabelloni luminosi ma anche pugni, gomitate, prese, schienamenti metaforici e… L’uso allegorico del wrestling e del Jenga sono concettualmente riconducibili al teatro. A ciò che esso rappresenta. Ma mentre al wrestling abbiamo concesso una concreta funzionalità spazio/temporale, al Jenga abbiamo destinato un valore più intrinsecamente poetico, racchiudendo nell’atto del giocarci l’insieme di tutte le premesse del nostro testo. Pezzi che starebbero bene anche da soli, che incastrati gli uni negli altri concepiscono una torre assurda che aspetta solo il momento in cui poter crollare. Ogni personaggio ha nel costume (proprio come nel wrestling) dei segni distintivi del suo universo di appartenenza, e grazie alla costumista e alla truccatrice abbiamo creato uno scenario cromatico surreale, in cui i colori racchiudessero una caratteristica fondante. Verde per i soldi, rosso per la visceralità, rosa per una superficiale estetica, arancione per una presunta armonia interiore. Questo ha condizionato anche la scenografia e l’oggettistica permettendoci di fugare qualsiasi dubbio sulla riconducibilità di qualsiasi cosa sia in scena.

Visualizza la scheda completa su SONAR