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ALMOST DEAD / 46 ORE DI FELICITA'

Associazione Culturale Mitmacher

regia Stefano Scherini con Woody Neri

anno 2018

attori Giovanna Scardoni Woody Neri Stefano Scherini

scheda artistica
La struttura di questa società è specchio di un'intima pulsione di morte che ci appartiene fin dall'inizio dei tempi oppure desideriamo la morte perché costruiamo una società insopportabilmente aggressiva e necrofila? Almost Dead/46 ore di felicità è un'indagine teatrale sulla pulsione di morte. In Corea del Sud la media giornaliera di suicidi di giovani tra i 9 e i 24 anni nel 2013 era di 33 al giorno. Nel 2060 solo l’11% dei coreani avrà meno di 24 anni. Le cause sono per lo più legate alle pressioni scolastiche, economiche e lavorative. Un' indagine su un campione di uomini e donne di 80 anni ha prodotto come risultato una somma di sole 46 ore di felicità percepita. La Corea del Sud è simbolo di una società capitalistica produttiva molto avanzata tipica delle economie occidentali. Alcune delle più importanti aziende coreane, la Samsung Electronics e la Hyundai Motor, per esempio, per aiutare a prevenire il suicidio e limitare la carneficina dei quadri dirigenti e degli impiegati, si affida a una società esterna, la Korea Life Consulting, per mettere in scena finti funerali: tecnicamente succede che la persona viene accolta, le viene richiesto di redigere un testamento in mezz'ora, le viene fatta una foto "santino", viene poi condotta in una stanza fredda, "la sala della morte", dove viene sigillata in una cassa per 15 minuti. Una volta aperti i coperchi, i resuscitati vengono interrogati su come si sono sentiti. Anche le "finte morti" vengono effettuate in serie: 20 persone a turno. Questa pratica è diventata parte integrante della formazione presso la Samsung, che ha costruito un proprio finto centro funebre interno all'azienda. Ci siamo chiesti allora cosa avviene quando anche la morte diventa un prodotto consumistico in serie. Della morte si fatica a parlare sebbene essa sia parte costitutiva della vita umana. Si fatica a parlarne soprattutto in paesi che hanno fatto del profitto l'unico scopo dell'esistenza sociale. La messa in scena della morte è dunque una sorta di rito d'iniziazione, un rito perduto che ritroviamo presente e vivo nell'antichità. Ecco perché la figura della Sibilla che accompagna Enea, il primo profugo della storia, a visitare l'Averno, ci è sembrata una suggestione interessante da approfondire, un buon cortocircuito con la vita sociale alle origini della nostra civiltà. Almost Dead/46 ore di felicità diventa dunque un' indagine a quadri che si concentra, si sviluppa, si apre e si rispecchia nella domanda. Nella possibilità di farsi una domanda che non riusciremmo a farci se non fossimo coscienti di non essere felici. Darsi tempo per una domanda. Che non prevede una risposta ma apre semmai ad altre domande, una dietro all'altra, una accanto all'altra, come le infinite particelle che interagendo compongono l'Universo.

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