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Liombruno

botteghe invisibili

regia Francesco D'Atena - Maria Elena Lazzarotto

anno 2017

attori Francesco D'Atena - Daniele Dono - Maria Elena Lazzarotto - Jessica Bertagni

scheda artistica
L' idea della performance trae spunto dalla raccolta: “Fiabe italiane” di Italo Calvino. Come lo scrittore ha fatto nella sua raccolta, anche in questo spettacolo, come un gioco, si rielaborano e si reinventano le fiabe tradizionali italiane. Il racconto della fiaba si fa rappresentazione. L’incanto della poesia popolare trasforma passo dopo passo, suono dopo suono, il fantastico della “storia” in verità. Liombruno, fiaba che Calvino annovera fra quelle “lucane”, è il viaggio di formazione del protagonista, Liombruno appunto, povero figlio di pescatore, che vede convergere su di sé e sul suo destino gli interessi di divinità ultraterrene: il Nimico da una parte e la Fata Aquilina dall’altra. Quest’ultima ne segnerà particolarmente il destino, iniziandolo alla vita e alle sue sfide, alle sue seduzioni e alle sue miserie. Gli spazi della favola, dal mare alla grande montagna, dall’umile dimora alla dimora della fata, dalla casa dei venti, alle foreste magiche vengono evocate attraverso elementi di scena, sonorità strumentali e, soprattutto, dalla fisicità degli attori, vero motore dello spettacolo. Dice Calvino: “Per due anni ho vissuto in mezzo ai boschi e palazzi incantati, col problema di come meglio vedere in viso la bella sconosciuta che si corica ogni notte al fianco del cavaliere, o con l'incertezza se usare il mantello che rende invisibile o la zampina di formica, la penna d'aquila e l'unghia di leone che servono a trasformarsi in animali. E per questi due anni a poco a poco il mondo intorno a me veniva atteggiandosi a quel clima, a quella logica, ogni fatto si prestava a essere interpretato e risolto in termini di metamorfosi e incantesimo: e le vite individuali, sottratte al solito discreto chiaroscuro degli stati d'animo, si vedevano rapite in amori fatati, o sconvolte da misteriose magie, sparizioni istantanee, trasformazioni mostruose, poste di fronte a scelte elementari di giusto o ingiusto, messe alla prova da percorsi irti d'ostacoli, verso felicità prigioniere d'un assedio di draghi; e così nelle vite dei popoli, che ormai parevano fissate in un calco statico e predeterminato, tutto ritornava possibile ……. Ora che il libro è finito, posso dire che questa non è stata un'allucinazione, una sorta di malattia professionale. È stata piuttosto una conferma di qualcosa che già sapevo in partenza, quel qualcosa cui prima accennavo, quell'unica convinzione mia che mi spingeva al viaggio tra le fiabe; ed è che io credo questo: le fiabe sono vere”.

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