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APLOD

Fartagnan Teatro

regia Regia collettiva di R.Ciulla,M.Fedele,M.Giacotto,G.Vigentini

anno 2017

attori Federico Antonello, Michele Fedele, Matteo Giacotto e Giacomo Vigentini

scheda artistica
In un futuro non troppo lontano, il governo ha dichiarato illegale produrre e caricare in internet materiale video. Siti come YouTube sono stati chiusi e dichiarati fuori legge. Nei meandri del web però esistono siti pirata dov’è ancora possibile condividere video. Il più famigerato di tutti è APLOD, dove un videomaker può guadagnare un sacco di soldi caricando il video divertente di un gattino. In questo mondo, a metà fra un romanzo di G.Orwell e una sceneggiatura dei fratelli Coen, dove tutti sono dediti al lavoro, il nostro protagonista viene licenziato, spinto dal peso delle bollette e dell’affitto da pagare, e stufo di vivere una vita quasi ai margini della società, decide di aprire un’associazione criminale dedita a produrre video pirata da caricare in rete e ricavarne un mucchio di quattrini. APLOD nasce da quattro mesi di lavoro in drammaturgia aperta, in un continuo scambio fra attori e drammaturgo: il desiderio era di allestire uno spettacolo che parlasse di giovani, di come vivono, di descrivere quali fossero le loro preoccupazioni e magari riderci su. Capimmo immediatamente che lo spettacolo dovesse parlare di soldi e di lavoro. Realizzammo anche che sarebbe stato molto più semplice e remunerativo realizzare dei video su Youtube, anziché creare uno spettacolo teatrale. È stato incredibile scoprire quanto il fenomeno di Youtube si intrecciasse con le problematiche del lavoro giovanile: come è possibile che nella società attuale l’aspirazione a diventare uno Youtuber è diventata un’alternativa così allettante? Realizzare video, anche in modo amatoriale, è diventato un metodo molto più efficace per fare carriera e ottenere una stabilità economica? Il sogno di un contratto a tempo indeterminato e di uno stipendio fisso è stato surclassato dal brivido di ottenere un milione di like? Per riuscire a far fruire questi due temi nel modo più interessante ed efficace, abbiamo scritto un testo “distopico” quasi fantascientifico, che ricalca il modello della serie tv inglese BlackMirror, con toni molto più farseschi. Una commedia nera, ricolma di riferimenti alla cultura pop 2.0, che gira attorno al mondo paradossale– ma ormai essenziale – del videosharing. Portare la fantascienza o il genere distopico a teatro è sempre un azzardo, una sfida che abbiamo accettato volentieri. La scena è composta da una scenografia essenziale che ricrea l’interno dell’appartamento dei tre protagonisti. Il mondo fantascientifico e ultra tecnologico di APLOD viene creato interamente dalla recitazione degli attori, cercando di stuzzicare e interagire con la fantasia di chi guarda. Unico elemento esterno La Domomac, la voce della ragione, una ultra versione di Siri che bada alla casa e ricorda ai coinquilini le regole da tenere all’interno dell’appartamento.

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