Questo sito si serve dei cookie di Google per le statistiche anonime. Se prosegui la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie. Leggi la cookie policy Chiudi

IL GIGANTE EGOISTA

Compagnia Cattivi Maestri

regia Antonio Tancredi

anno 2017

attori Francesca Giacardi e Maria Teresa Giachetta

scheda artistica
Il gigante egoista è la storia dell’amore di un gigante per il proprio giardino, un amore assoluto ed esclusivo. Un amore dove non c’è posto per nessuno se non per il gigante stesso. Per questo, quando i bambini entrano nel giardino costruisce un grosso muro. Un muro alto che non lascia passare nessuno, spesso come una corazza. Ma non c’è muro largo e alto entro il quale non poter fare una breccia. Centrale in questo racconto di Wilde è l’immagine del giardino come luogo del cuore. Ciò che succede al giardino, succede anche al cuore del gigante. Il gelo, la neve, la grandine diventano stati dell’anima. L’incontro con il bambino, bisognoso d’aiuto perché non riesce a salire sull’albero dà l’occasione al gigante/adulto di uscire fuori dalla sua corazza. Il prendersi cura del bambino aiuta il gigante ad uscire da quel gelo in cui si era cacciato. Ma ciò che è importante, scopre che il proprio giardino era vuoto senza quel bambino, senza quei bambini.  L’amore fa scoprire al gigante il vuoto del proprio egoismo. Nessuno può bastare a sé. E questo che forse impara il Gigante. Nella fiaba di Wilde i bambini sono accomunati alla primavera, il loro affacciarsi nel giardino fa rifiorire le piante, gli alberi. Rappresentano quel tempo in cui la vita si affaccia impetuosa e vitale, come la gemma sotto la corteccia. A quel primo tempo Wilde attribuisce il coraggio di osare, di sognare di oltrepassare i muri, nonostante le regole e le convenzioni che vorrebbero rispettati i divieti del Gigante. A loro e agli adulti/giganti, Wilde dedica questa fiaba. I personaggi della nostra storia sono due nomadi, che si chiamano Route e Road. Sono nomadi. Sempre in viaggio, sempre sulla strada. Entrano chiedendo permesso per poter sostare un momento, il tempo di una storia, e poi ripartano. La storia che raccontano, forse sempre la stessa, è quella di un gigante che creava muri e non faceva entrare nessuno nel suo giardino. Una storia così, in effetti, potevano raccontarla solo due nomadi, abituati ad attraversare le frontiere, a non fermarsi mai, a non considerare un pezzo di terreno proprio ma solo uno spazio per poter raccontare una storia, per incontrare qualcuno e riprendere il cammino. Non a caso le fiabe delle mille e una notte siano nate all’interno di una cultura nomade. Route e Road portano con sé le loro storie. Per raccontarle basta un tappeto bianco, le loro valigie dove hanno costumi ed oggetti. Hanno tutto ovvero quasi. L’unica cosa che manca è qualcuno che le ascolti. E così arrivati e trovato un pubblico, quello diventa il posto giusto. Una storia che viene creata da Route e Road davanti agli spettatori, con gli oggetti e i pupazzi che hanno a disposizione, secondo una modalità che unisce narrazione e figura, una modalità che i bambini conoscono bene.

Visualizza la scheda completa su SONAR