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Trittico o Della Semplicità del Male

Esposti

regia Valentina Carbonara

anno 2017

attori Emilio Barone, Emilia Bonomi, Valerio Elia, Ciro Esposito, Laurent Gjeci, Simona Perrone, Salvatore Veneruso

scheda artistica
Buio. Una voce maschile intona una lamentazione. Sul fondo del palco, costretto in un corridoio di luce verde, un uomo cammina avanti e indietro, cade e si rialza, senza sosta. Poi qualcosa cambia. L’uomo riesce a uscire da quello spazio e avanza verso il pubblico. Ha qualcosa da dirgli. Intorno a lui, come partoriti dalle pareti, altre figure muovono i primi passi sul palco. Sono spaesati, confusi. Quando i loro sguardi si incontrano, i corpi prendono il sopravvento e li portano a compiere azioni apparentemente insensate, rapide, fuori dal loro controllo. L’uomo batte le mani e succede qualcosa, la “grande ruota” inizia a girare: è tempo di mostrare la propria colpa, sentirne l’orrore, senza poter smettere. Trittico o Della Semplicità del Male è un lungo rituale, sacro e profano, verso l’estasi. Non c’è finzione, l’attore viene qui e ora per raccontare una storia, per offrire il suo corpo e la sua voce a un personaggio, facendosi tramite. Ma i personaggi non sono liberi, sono costretti a rivivere costantemente la loro tragedia senza possibilità di scampo. E così gli attori che li portano in scena. Esiste un modo per fermare questo “Grande Meccanismo”? I versi delle grandi tragedie di Shakespeare, alti e bellissimi, riescono a raccontare l’orrore e il nero che è dietro l’angolo e dentro il quale chiunque può precipitare in un attimo. E forse è per questo che Trittico va in scena, per restituire al teatro la sua antica forza catartica: guardare il male e capire com’è semplice.

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