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Atti di Guerra

Guinea Pigs

regia Riccardo Mallus

anno 2016

attori Letizia Bravi Marco De Francesca Francesco Martucci Federico Meccoli

scheda artistica
Lo spettacolo è composto da due atti unici originali, frutto di un lavoro corale di scrittura scenica: Un angolo di buio e La regola del branco. Due quadri accomunati da una visione scenica estremamente fluida fondata sullo stretto rapporto tra recitazione, composizione sonora, drammaturgia e movimento. 
Due quadri per indagare le guerre contemporanee nascoste e invisibili che la nostra società non vede o non riconosce come tali. La violenza gratuita di un episodio di bullismo e il corpo della donna come territorio di conquista sono i temi d’indagine di questo dittico contemporaneo. QUADRO I - UN ANGOLO DI BUIO 
I protagonisti del primo quadro sono due adolescenti che si frequentano di nascosto perché nessuno deve sapere che stanno insieme. Si danno appuntamento in un parchetto dove, tra giochi e baci, si fa buio. Con il buio però il parco diventa territorio di una gang del luogo. Il capo e i suoi ragazzi si divertono con la coppia di giovani e quello che inizia come un gioco diventa ben presto un ultimatum: “con noi, o contro di noi”. QUADRO II - LA REGOLA DEL BRANCO 
Il secondo quadro è ambientato nella cucina di un appartamento in affitto. Tre anonimi trentenni per passare il tempo ordinano su internet una escort a domicilio per un’orgia low cost. Lei però ha un protocollo da seguire e nasconde un segreto che i tre sperimenteranno sulla loro pelle. Così, amplesso dopo amplesso, il corpo di questa lei, senza nome né storia, diventa territorio di battaglia di fantasmi, paure, ossessioni e desideri. NOTE DI REGIA
 Quattro attori in scena, i loro corpi, il suono, la luce e la parola: sono questi gli elementi che compongono Atti di Guerra.
 Due tensioni diverse. Da una parte la volontà di rimanere aderenti, nella narrazione, agli atti di violenza che evochiamo in scena, senza abbellimenti e senza effetti speciali. Dall’altra la tensione a un linguaggio teatrale lontano dal realismo della rappresentazione, che renda possibile osservare quegli stessi atti di violenza non come se fossero veri, bensì attraverso una sorta di lente d’ingrandimento, che isoli i dettagli con sguardo chirurgico. 
 Il risultato di questa ricerca è uno spettacolo in cui narrazione e rappresentazione percorrono due binari paralleli in costante dialogo fra loro. La narrazione è affidata alla parola: iperrealista, particolareggiata, spesso in soggettiva. La rappresentazione è affidata ai corpi, ai suoni e alla luce: metaforica e a tratti meta-teatrale. L’obiettivo non dichiarato è la creazione di un prisma che possa avvicinare lo sguardo dello spettatore a quelle schegge di violenza immotivate e gratuite che, come dimostra la realtà, oggi possono esplodere ovunque.

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